Quell’impronta a Gilbiterra? E’ di un Neanderthal


Tra le impronte rinvenute su una duna fossile, anche quella risalente a 28 mila anni fa. Non tutti però concordano nel ritenere che fosse proprio la sua


L’ULTIMA passeggiata i neanderthal potrebbero averla fatta a Gibilterra, nell’estrema punta della Penisola Iberica che guarda al Marocco, più o meno 28 mila anni fa. Così almeno suggerisce un team di ricercatori internazionali che ha rintracciato nei segni rinvenuti sulle rocce di una duna costiera l’impronta di un neanderthal. Ma che il più famoso dei parenti della nostra specie abbia davvero calpestato quel terreno migliaia di anni fa è tutt’altro che accertato. Le impronte rinvenute  a Gibilterra per ora rimangono infatti per lo più un mistero. Un caso intrigante perché ha a che fare con le ultime testimonianze lasciate dall’Homo neanderthaliensis e che riguarda la coesistenza dei sapiens con i cugini neanderthal in passato.
 
L’UOMO DI NEANDERTHAL NELLA PENISOLA IBERICA
L’uomo di Neanderthal comparve circa 400 mila anni fa, per scomparire – in favore dei sapiens – circa 40 mila anni fa. In realtà alcuni studi lascerebbero supporre una presenza più lunga del cugino Neanderthal, con testimonianze che si spingono ad appena 28 mila anni fa per esempio, come quelle rinvenute nella Grotta di Gorham, a Gibilterra. La supposta presenza dei neanderthal nell’estrema punta della penisola iberica ha messo la pulce nell’orecchio ai ricercatori che si sono ritrovati ad analizzare le impronte sulle rocce della Catalan Bay, sempre a Gibilterra. Per farlo gli scienziati hanno da una parte compiuto analisi di datazione, dall’altra hanno analizzato l’anatomia delle impronte e l’hanno confrontata con quella di altri animali, considerando anche i resti fossili rinvenuti nelle zone.
 
Ad analisi fatte, le impronte rinvenute sulle coste di Gibilterra sarebbero appartenute a diverse specie di animali – le orme studiate sono simili a quelle di cervi, stambecchi ed elefanti – ma anche a degli ominidi. Sì, ma quali? Le analisi di datazione suggeriscono che le impronte risalgano a 28-29 mila anni fa circa: in quel periodo sarebbero potuti essere presenti sia i neanderthal che i primi uomini moderni, i sapiens. Solo il mese scorso, infatti, uno studio forniva prove a sostegno della presenza dei sapiens non lontano da quelle zone, a Malaga, già 44 mila anni fa, mettendo in dubbio  al tempo stesso la sopravvivenza tardiva dei neanderthal. In altre parole da una parte i neanderthal sarebbero vissuti più a lungo di quanto creduto, dall’altra la presenza dei primi sapiens nella penisola iberica sarebbe antecedente a quanto pensato. Di chi è allora quell’impronta?
 
L’ORMA E’ SUA O FORSE NO
Per il team di Fernando Muñiz dell’Università di Siviglia che oggi presenta i dati su Quaternary Science Review, a lasciare quell’impronta sarebbe stato un neanderthal, come suggeriscono le analisi di fotogrammetria sulla forma e posizione dell’orma. Forse una giovane donna, alta poco più di un metro. Gli ultimi ominidi della specie, spiega il ricercatore, avrebbero scelto queste zone come rifugi, e per la disponibilità di cibo che di clima. Finora le uniche tracce riconducibili ai neanderthal risalgono a più di 60 mila anni fa e si trovano in Romania. Se a Gibilterra tracce di uomini moderni di quell’epoca non ce ne sono, allora, azzardano giocando anche gli scienziati, è probabile che sia una neanderthal la Cenerentola di quell’impronta.
 
Rivendicazioni a parte, è però lo stesso Muñiz a riconoscere quella suo team come un’affermazione controversa: se si escludono le testimonianze rinvenute nel sud della penisola iberica su cui ancora si discute, in quel periodo, 28 mila anni fa, i neanderthal potevano essere ormai scomparsi. Ma a far guardare con scetticismo alla scoperta di Muñiz e colleghi non solo le datazioni, che per di più non tutti reputano accurate, e che quindi potrebbero portare a rivedere l’intera questione. A interrogare gli addetti ai lavori sono diversi aspetti, come riferisce Scientific American. La scarsa qualità dell’impronta, la somiglianza anatomica sia con quella di un neanderthal che di un sapiens rendono, sebbene plausibile, impossibile stabilire con certezza se il più famoso dei nostri antichi parenti camminò davvero da quelle parti in tempi così recenti.
 







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