Ralph Fiennes, il cinema è un’arma potente contro i pregiudizi – Cultura & Spettacoli


 Una fila lunga oltre 200 metri, entusiasmo e tanti giovani per Ralph Nathaniel Twisleton-Wykeham-Fiennes, meglio conosciuto come Ralph Fiennes, a Siviglia al Teatro Alameda per un incontro con il pubblico prima della proiezione del suo ultimo film da regista ‘The White Crown’ nell’ambito degli Efa, gli ‘oscar’del cinema europeo per i quali l’Italia è in gara con Dogman di Matteo Garrone e Marcello Fonte e Lazzaro Felice di Alice Rohrwacher. ( Rai Movie li seguirà in diretta web dalle 19.30 su Raimovie.rai.it.).
    Dall’attore e regista britannico con cittadinanza serba un appello al cinema europeo: “Il cinema – ha detto – è un elemento, un’ arma molto potente per comunicare e abbattere i pregiudizi e questo è anche più vero oggi per cinema europeo.
    L’attore-regista, barba lunga e camicia rosa, che riceve stasera il premio del Contributo Europeo al Cinema Mondiale dall’European Film Academy, ha poi parlato della fascinazione per la figura del ballerino russo Nureev a cui ha dedicato ‘The White Crown’, lavoro che racconta la fuga dell’artista a ovest e in cui Fiennes interpreta il ruolo del suo insegnante Pushkin.
    “Racconto la fuga di questo giovane avido di ogni tipo di arte. Quello che mi ha affascinato più di lui è la sua grande forza, la sua voglia di andare sempre più in alto contro tutto e tutti”.
    Attore versatile, camaleontico, Fiennes nelle sua carriera è stato, tra l’altro, concierge nel ‘Grand Budapest Hotel’ di Wes Anderson, sadico nazista in ‘Schindler’s List’ di Spielberg, candidato agli Oscar per ‘Il Paziente inglese’ di Anthony Minghella e vincitore di un Efa come miglior attore nel 1999 per ‘Sunshine’ di Szabò. Non solo: ha poi lavorato con Luca Guadagnino in ‘A Bigger Splash’ e si è prestato anche al cinema popolare nei panni di Lord Voldemort della serie di Harry Potter e ‘M’ nei film di James Bond, già in Skyfall, Sprectre e ora nell’atteso e problematico Bond 25.
    Del suo eclettismo attoriale dice: “È stato un piacere, una gioia e un brivido meraviglioso non essere sempre stato scelto per ruoli da intellettuale inglese contorto. Sono stato spesso felicemente sorpreso dalle parti che mi hanno chiesto di interpretare. E quando ho dovuto scegliere l’ho sempre fatto per istinto. Ogni volta che ho scelto con la mia testa, pensando che potesse giovare alla mia carriera, alla fine non è mai stata una scelta giusta”.
    Attualmente sta lavorando al London’s National Theatre nei panni di Antonio nel dramma di Shakespeare’s Antonio e Cleopatra: “Penso sia affascinante portare avanti certi ruoli a una certa età quando sei consapevole, come lo era Antonio, di essere in discesa di vedere il tuo corpo cambiare giorno dopo giorno. E avere anche – aggiunge – la sensazione di essere sfidato dai giovani, di perdere il tuo potere”.
    “Ho lavorato con tanti registi – conclude Fiennes visibilmente emozionato per l’accoglienza a Siviglia -, registi come Tsabo, molto preciso e pignolo, o come Minghella e come attore mi sono sempre prestato volentieri a mettermi al loro servizio, ad affidarmi totalmente alla loro regia come fossi un principiante”.
   

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