Rigoletto apre stagione Teatro dell’Opera Roma – Teatro


   La menzogna che si alterna alla verità, il grottesco e l’ironia faccia a faccia con il dolore, il potere che duella con l’amore, quello passionale e quello tra un padre e una figlia: è un dramma con le sfumature di un’amara commedia il nuovo allestimento di Rigoletto concepito dal Maestro Daniele Gatti e dal regista Daniele Abbado, che stasera ha debuttato al Teatro dell’Opera di Roma alla presenza della presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati e della sindaca Virginia Raggi. In replica fino al 18 dicembre, questo titolo, uno dei più rappresentativi di Giuseppe Verdi e del grande repertorio della tradizione, apre la stagione 2018-2019 del Costanzi tra applausi e qualche contestazione: una scelta classica per l’inaugurazione (dopo le due precedenti aperture con Wagner e Berlioz, sempre con Gatti alla direzione dell’orchestra) che a giudicare dagli applausi tributati nei tre atti al Maestro e agli artisti si è rivelata comunque azzeccata, nonostante qualche malumore che la platea ha indirizzato al regista. Gremito il Costanzi addobbato per le festività natalizie, in un tripudio di scintillanti di abiti da sera, tra flash di fotografi e selfie, con il pubblico delle grandi occasioni. Tanti gli ospiti importanti che il sovrintendente Carlo Fuortes ha accolto nella sua ‘casa’: oltre alla presidente del Senato Casellati e alla sindaca Raggi, vestita per questa prima con un elegante abito (una gonna nera a sirena su un corpino bianco con scollo a v) disegnato appositamente per lei dallo stilista Camillo Bona, anche il Presidente della Corte Costituzionale Giorgio Lattanzi e il vice sindaco Luca Bergamo. E dopo la rappresentazione, per tutte le personalità la serata prosegue con la cena di gala in una location d’eccezione: il Laboratorio di Scenografia del Teatro di via dei Cerchi, nel quale gli ospiti potranno ammirare eccezionalmente i grandissimi prep mobiles che Alexander Calder disegnò nel 1968 per il suo Work in progress messo in scena all’Opera di Roma, su musiche di Castiglioni, Clementi e Maderna. Questo Rigoletto (che il direttore d’orchestra e il regista hanno definito “politico”), con la sua ricchezza linguistica e la compresenza di elementi semiseri accanto al dramma, denota tutta la modernità di un’opera che sembra non invecchiare e che grazie alla rilettura della coppia Gatti Abbado rivela ancora lati inediti. Innanzitutto l’ambientazione, forse non compresa del tutto dal pubblico: siamo negli anni ’40, in una plumbea e lasciva Repubblica di Salò, in cui il potere del Duca di Mantova si scontra con la personalità contraddittoria di Rigoletto, buffone deforme tanto vendicativo e provocatore verso gli altri quanto amorevole nei confronti di sua figlia Gilda, il suo unico affetto che lui vuole proteggere a ogni costo. Rigoletto fallirà e dovrà soffrire, così come la sua sfortunata figlia, schiacciato da chi è più forte e dai suoi stessi inganni. Il suo mondo è destinato a sgretolarsi, esattamente come quello della Repubblica di Salò, con gli ultimi strascichi di un regime ormai fuori tempo massimo. Sulla scena tutto prepara alla sconfitta di Rigoletto, ne esalta il dolore e la fragilità, sottolinea la parabola tragica del suo dramma esistenziale. Accanto alle precise scelte musicali che non seguono sempre la tradizione esecutiva, compiute nel tentativo di restare quanto più possibile vicino al pensiero di Verdi (ha detto Gatti presentando lo spettacolo nei giorni scorsi), in questo nuovo allestimento il valore aggiunto è l’attenzione all’approfondimento psicologico di tutti i caratteri. I cantanti, primi fra tutti gli splendidi Lisette Oropesa (Gilda) e Roberto Frontali (Rigoletto), e poi Ismael Jordi (Duca di Mantova) e Riccardo Zanellato (Sparafucile), restituiscono al pubblico la complessità di ciascun personaggio offrendo un’interpretazione convincente: una ricerca introspettiva evidente ed efficace, che arricchisce e conferisce spessore, e che è espressa attraverso ogni nota e ogni movenza sul palcoscenico.

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