Rob Greenfield, salvare il pianeta è un’avventura: “Sognavo di diventare miliardario, ora vivo in 9 mq”


“Live simple and you will live free”, vivi semplicemente e sarai libero, oggi è il suo motto. Sulla soglia dei 20 anni Rob Greenfield era un adolescente che si lasciava andare facilmente ad alcol e sogni improbabili di un futuro da miliardario. Ora, a 36 anni, è uno dei giovani ambientalisti più popolari al mondo. Le sue avventure alla ricerca di alternative per evitare la distruzione del pianeta sono tutte documentate sui social: vuole dimostrare che qualcosa si può fare.

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Una eco-casa da 1500 dollari

La sua ultima impresa è la realizzazione di una piccola casa ecologica di 9 metri quadrati, a Orlando in Florida. Gli è costata 1500 dollari. Tutti i materiali con cui è stata costruita, sono riciclati, e per arredarla ha usato design innovativi salvaspazio. In questo minuscolo luogo non solo c’è tutto il necessario per abitare ma anche per vivere. Tutto quello che mangia lo produce lui, e quei 9 metri quadri sono la sua dispensa. “I pavimenti provengono da una casa che si stava allagando – racconta al National Geographic che gli ha dedicato un reportage – dove stavano gettando via tutto. Trascorro la maggior parte del mio tempo all’aperto, nel mio giardino. E presto riuscirò a fare a meno di tutte le fonti di energia non rinnovabili.”

Il giro del mondo senza un soldo in tasca

La sua avventura è iniziata 12 anni fa. Originario di una piccola cittadina del Wisconsin, Rob a 24 anni ha avuto una sorta di epifania. Ha visto il mondo che stava cambiando in peggio e la sua generazione sempre più ossessionata da valori non portavano alla libertà, ma verso la china inevitabile della schiavitù. Doveva fare qualcosa. E con una massiccia dose di romanticismo e passione, dopo essersi laureato in Biologia con un master in Chimica, si è imbarcato in 10 anni di viaggi nei cinque continenti, visitando 40 Paesi ma senza un centesimo in tasca, affidandosi alla sola generosità umana. Le avventure di Rob sono state raccontate da diversi media internazionali e tutte le entrate che ha incassato, le ha devolute in beneficienza e investite nei suoi progetti.
 

Ma la minicasa, ancora in costruzione, ha cominciato a venire su due anni fa. Prima di trovare lo spazio, Rob ha studiato a lungo le piante della Florida parlando con i coltivatori locali, visitando i giardini della comunità, frequentando corsi, guardando youtuber e leggendo libri sulla flora locale. “Dopo dieci mesi sapevo come crescere e trovare il 100% del cibo che mi avrebbe consentito di vivere”.

Dall’orto alla tavola, senza passare al supermarket

Il pezzo di terra dove sta realizzando il suo vero sogno è stato preso in affitto da una erborista del luogo, che volentieri ha contribuito a portare avanti il progetto sostenibile. All’interno dello spazio in miniatura, tra un futon e una piccola scrivania, ci sono incastonati dal pavimento al soffitto, gli scaffali che Rob ha riempito con una varietà di cibi fermentati fatti in casa: mango, banana, aceto di mele, vino al miele e ravanelli, oltre a un centinaio di piccoli semi di zucca e vasi di pieni di miele, raccolti dalle colonie di api che lui stesso alleva. E ancora: erbe, sale bollito dall’acqua dell’oceano e cestini di patate. In un angolo ha sistemato un piccolo freezer pieno di peperoni, manghi, frutti e verdure raccolti dai suoi giardini o dalle località vicine, oltre a pesci locali catturati allo stato selvatico.

“Una scelta estrema”

“La mia è una scelta estrema. Ma ho scelto di farlo per dimostrare che è possibile. – racconta Rob al National Geographic – Negli Stati Uniti vive il 5% della popolazione mondiale e usa il 25% delle risorse del mondo. Attraversando Bolivia e Perù ho parlato con persone la cui sussistenza dipende unicamente dalla quinoa, sola fonte di cibo. Se oggi in quei luoghi i prezzi sono aumentati fino a 15 volte, è perché noi occidentali ora vogliamo mangiare la quinoa”.

Globalizzazione non vuol dire accessibilità

“Questo progetto vuole raggiungere quel gruppo privilegiato di persone che sta influenzando negativamente le popolazioni trasformando i loro raccolti in merce, rendendoli  meno accessibili”, spiega ancora Rob. Lui stesso è consapevole della sfida che ha davanti, e ammette di avere ancora molta strada da fare. Ma il desiderio di poter contribuire a svegliare la società di massa perché si riconnetta al cibo, alla salute e in generale, alla libertà, pesa più degli ostacoli che lui stesso affronta ogni giorno.

L’esempio per tutti: coltivare invece di acquistare

“Sarei davvero felice se migliaia di persone iniziassero a coltivare un po’ di quanto consumano. Che si tratti anche solo di una semplice pianta di pomodoro su un balcone, della trasformazione di parte del proprio giardino, oppure di parlare ed entrare in contatto con le persone che lavorano sodo per fornire loro gli alimenti, per capire da dove provengono. Per fare insomma un passo in più, allontanandosi quel tanto che basta dal sistema alimentare industrializzato e globalizzato per capire come sta funzionando. Solo così potremmo riuscire, credo, a non essere complici di questa società che in realtà sta facendo di tutto, tranne i nostri interessi “.

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