Roma, Ranieri: “Addio di De Rossi un fulmine a ciel sereno. Io andrò dove c’è un progetto”



ROMA – “L’addio di De Rossi è stato un fulmine a ciel sereno, sia per me che per lui”. Per Claudio Ranieri non è solo l’ultima conferenza stampa della stagione, è anche l’ultima da allenatore della Roma. Dopodomani contro il Parma i giallorossi hanno ancora una minuscola chance di qualificarsi per la Champions League, anche se servirebbe una sorta di miracolo sportivo, ma ormai da settimane nella Capitale si discute solo di un argomento: l’addio di Daniele De Rossi. Il centrocampista di Ostia ieri sera ha salutato i compagni e lo staff durante una cena e domenica si prepara a giocare l’ultima partita con la Roma, mettendo fine a un’indimenticabile storia d’amore lunga diciotto anni. “Mi auguro che ci sia l’atmosfera che Daniele merita, ricolma d’amore per tutto quello che ha dato e per come lo ha dato – ha ribadito Ranieri -. Entrerà in campo con la sua fascia da capitano, dal primo minuto, perché merita questa ovazione”. E l’ovazione, De Rossi, la riceverà dai 63 mila che riempiranno lo stadio Olimpico, ormai sold-out da giorni. A fine partita è prevista una cerimonia breve ma intensa, di sicuro molto diversa da quella che seguì all’ultima partita di Francesco Totti. Proprio dall’ex numero dieci, che verosimilmente sarà l’unico rappresentante della società a non essere travolto dalla contestazione, De Rossi dovrebbe ricevere una targa celebrativa. Quasi sicuramente non ci sarà il presidente James Pallotta: forse, visto il terremoto scoppiato negli ultimi giorni con gli striscioni contro di lui comparsi in mezzo mondo, è anche meglio così.

 

Mister, che atmosfera si aspetta di trovare all’Olimpico per l’ultima partita di De Rossi?

“Mi auguro che ci sia l’atmosfera che Daniele merita. Vedere lo stadio ricolmo d’amore per lui, dev’essere una festa per Daniele per quello che ha dato alla Roma e per come lo ha dato. Mi aspetto una cosa positiva per lui al 100 per cento”.

Entrerà a gara in corso?

“No, giocherà dal primo minuto con la sua fascia da capitano e credo che meriti questa standig ovation da parte di tutto l’Olimpico. Dev’essere una festa e lui deve fare una grande partita perché se ci tengo io a finire bene immagino quanto ci tenga lui”.

Che cos’ha di speciale De Rossi?

“Riesce a trasmettere nel suo gioco la passione per la maglia con cui gioca, che sia l’Italia o la Roma. Si vede la sua voglia di far bene e di impegnarsi al massimo. Non vuol dire che gioca sempre bene, ma che dà sempre il massimo. È un punto di riferimento per lo spogliatoio e questo permette che nei momenti difficili i compagni si appoggino su di lui”.

Che Roma lascerà? Quale sarà il suo futuro?

“La squadra credo si sia ripresa, ha dimostrato di poter lottare per un obiettivo e di essere compatta. Se non arriveremo in Champions, saranno stati più bravi gli altri, ma ci abbiamo provato. Io mi sento un allenatore europeo, andrò in un club con un progetto che mi intriga”.

Da quando è tornato a Trigoria ha mai avuto la sensazione che la carriera nella Roma di De Rossi stesse per finire?

“No, non lo avevo mai pensato, non ne avevamo mai parlato. Credo che come per lui, soprattutto per lui, anche per me è stato un fulmine a ciel sereno”.

Dove pensava di poter incidere di più? Si aspettava di più da qualche giocatore?

“Una volta vista la squadra, ho capito che dovevo lavorare moltissimo sull’autostima, sul morale e sull’aspetto difensivo e psicologico. In difesa abbiamo lavorato bene, i ragazzi mi hanno seguito sempre di più. Nessuno mi ha deluso, tutti hanno dato il massimo in allenamento e in partita. Per me Schick è un grandissimo giocatore, ci sono alcuni giocatori che a 19 anni sono maturi ed altri ancora no. Gli ho detto: “Mi dispiacerà vedere che a 28 anni tu esploderai come puoi esplodere”. È un ragazzo di enorme qualità e mi dispiace non lo abbia fatto vedere a pieno. Spero possa rimanere e far vedere che non mi ero sbagliato”.

Con quale stato d’animo domani lascerà la Roma? 

“Io mi emoziono sempre, ogni volta che guido la Roma. L’ho detto in conferenza stampa in settimana, non entro prima per non sentire l’inno di Venditti, altrimenti mi emoziono. Sono contento che ci sia la festa per Daniele e lascerò la Roma col cuore aperto sperando di vederla sempre più in alto”.

C’è rammarico per non proseguire il percorso con la Roma?

“A dire il vero, l’ho cominciata a sentire mia giorno dopo giorno. Non devi plasmare una squadra da zero, lo era già ed era abituata ad un gioco. Il lavoro è doppio perché devi togliere determinate cose, usare un lavoro già fatto da Di Francesco e rimodellarla per capire chi poteva seguire le mie idee. Non c’è rammarico, perché sono uno pratico, lo sapevo già. L’ho fatto con passione e posso augurare a chi viene dopo di me il meglio”.

Domani può essere l’addio anche di altri giocatori importanti della Roma, come Dzeko, Manolas. La Roma deve cambiare tanto o no? 

“Io credo che questo gruppo sia valido: ci sono anziani giusti, giovani giusti, dai quali forse ci si aspettava di più, ma il nucleo è valido e sano. Non si riparte da zero, ma da una classifica deficitaria perché la Roma aveva preso stabilmente il posto in Champions League. Si ripartirà dall’allenatore che verrà secondo le sue idee. Chi prende una squadra a luglio ricostruisce sempre secondo le sue idee ed esperienze. Il giocatore deve essere intelligente e capire quello che vuole il nuovo allenatore”.

La Roma può far indossare la sua fascia di capitano a De Rossi e non quella della Lega?

“Non lo so, se c’è bisogno la pago io la multa. Sono d’accordo”.

Cos’ha trovato qui a Trigoria? Che cosa si poteva fare di meglio? 

“L’ho trovata più moderna, ma forse in giro c’è troppa gente, io almeno sono abituato a lavorare con meno persone intorno. Forse c’è un risparmio. Capisco che la Roma stia diventando internazionale ed il brand conta molto. Sono uscite troppe volte le voci di chi va via, ma non è una critica a nessuno. All’ultimo è uscito qualcosa su chi andava via e chi veniva, proprio nel momento in cui dovevamo spingere in un’unica direzione. Però quando eravamo tutti in quel verso, serviva una linea comune. Non è una critica verso nessuno, ripeto, ma forse quei punti in più li avremmo strappati da qualche parte. Sono convinto che quando devi spingere, tutti quanti devono essere concentrati verso un’unica direzione, con le voci vieni assorbito”.

I calciatori erano distratti dalle voci che si rincorrevano? 

“Non dico questo. Per esperienza penso che quando tutti quanti, ovvero squadra, società e stampa, spingono in un’unica direzione, la squadra fa di sicuro meglio”.


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