Simona Sparaco, una “doppia vittoria” il Premio DeA Planeta – Cultura & Spettacoli


 (ANSA) – Ha voluto “provare l’ebbrezza di essere letta dai giurati come se fosse un esordiente e un uomo” Simona Sparaco vincitrice, con il romanzo inedito ‘Nel silenzio delle nostre parole’, della prima edizione del premio letterario DeA Planeta, ispirato alla grande tradizione del Premio Planeta, al quale ha concorso con lo pseudonimo di Diego Tommasini. Scrittrice e sceneggiatrice già pubblicata da Giunti ed Einaudi e già finalista ai Premi Strega e Bancarella, la Sparaco ha chiesto un minuto di silenzio per “l’incendio apocalittico della cattedrale di Notre Dame a Parigi”. “Il mio libro – ha spiegato – si ispira a fatti realmente accaduti nella Grenfell Tower di Londra che nel 2017 prese fuoco, scioccando mezzo mondo, me compresa. Mentre venivo qui, emozionata e piena di paura, Notre Dame bruciava e non posso che pensare a Parigi che è una città meravigliosa e all’infelicità di chi è lontano da noi” .
 Storia corale, ambientata a Berlino, sulle distanze invisibili che spesso ci separano dalle persone che abbiamo accanto, ‘Nel silenzio delle nostre parole’ “è un libro magico.  Mi ha accompagnata durante la gravidanza. Ha scoperchiato il mio vaso di Pandora e lo pseudonimo è l’incrocio dei nomi dei miei due figli: Tommaso che è nato insieme al libro, due mesi fa, e suo fratello Diego. Vorrei quasi uscire firmandomi Diego Tommasini” ha raccontato emozionantissima la Sparaco nella serata di premiazione, guardando il suo compagno Massimo Gramellini.
 A consegnarle il riconoscimento il sindaco Giuseppe Sala in una riuscita serata di premiazione al Blue Note di Milano – condotta da Andrea Delogu con Neri Marcorè, che ha fatto la parodia di Alberto Angela e di Adriano Celentano, e la musica della jazzista catalana Andrea Motis – a cui era presente gran parte del mondo editoriale italiano.
    “Ringrazio per la fiducia e per l’idea di essere a Milano che è la città dove si legge di più e dell’editoria” ha detto Sala rispondendo al presidente del Gruppo De Agostini, Marco Drago che ha parlato di “Milano come città scelta per la prima edizione del premio per quello che ha saputo fare di straordinario. E anche le prossime edizioni saranno qui”. Per la scrittrice – che presenterà il romanzo in anteprima l’11 maggio al Salone del Libro di Torino, e sarà in vendita in tutte le librerie e gli store online dal 14 maggio 2019 – è “una doppia vittoria. Quando ho saputo che la data di consegna dei manoscritti per il bando coincideva con la presunta data del parto, ho letto questa coincidenza come un segno e mi sono fatta coraggio. E’ stata una sfida per me. Ci sono storie che si intrecciano in un’unica giornata. E’ il mio libro più filmico, molto visivo. Racconta il rapporto tra genitori e figli in un momento drammatico della loro vita. E’ il libro meno femminile che ho scritto anche se parla di maternità. E’ ambientato a Berlino perché è una città emblematica non solo per la cultura europea ma per il cambiamento”.
 Il premio, promosso da DeA Planeta Libri, pari a 150.000 euro, rappresenta un unicum in Italia e prevede la pubblicazione nel nostro paese con DeA Planeta e in lingua spagnola con case editrici del Gruppo Planeta, insieme alle traduzioni in inglese e francese. “Mi sento la donna più ricca del mondo ma soprattutto vivo la felicità che ho provato la prima volta che ho pubblicato un libro. Anche adesso non vedo l’ora di uscire” sottolinea la scrittrice che si è messa alla prova scrivendo senza editor (la sua editor a Einaudi era Rosella Postorino) e non nega che la pressione c’è ma “è la prima volta che mi sento così sicura di quello che ho scritto e se poi andrà male so che non potevo fare di più”.
 La giuria, presieduta da Marco Drago, presidente del Gruppo De Agostini, è composta da Massimo Carlotto, Claudio Giunta, Rosaria Renna e Manuela Stefanelli. Gli altri quattro romanzi finalisti erano: La marocchina di Silvia Bottani, La congregazione di David Mancini (pseudonimo), Io sono luce di Rosa Matteucci e L’esercizio di CP (pseudonimo). Sono stati 1.169 gli autori regolarmente in concorso, di cui 208 hanno scelto di utilizzare uno pseudonimo, come la vincitrice.
    “Vogliamo essere di rottura di un sistema che già esiste e questo non è che l’inizio” ha sottolineato il segretario del premio e direttore editoriale della narrativa italiana, Stefano Izzo.
   

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