Simona Vinci, dentro le Fiabe dei Grimm – Libri


(ANSA) – ROMA, 18 MAR – SIMONA VINCI, ‘MAI PIU’ SOLA NEL BOSCO’ (MARSILIO, PP. 155, 12,00 EURO) Racconta di sé e del suo mondo di lettrice appassionata Simona Vinci partendo dal libro più importante della sua vita, le Fiabe dei Grimm, che sono la sua infanzia e che ancora la accompagnano in quella copia tascabile consumata dal tempo, a cura di Italo Calvino. ‘Mai più sola nel bosco’, uscito per Marsilio nella collana Passaparola, è tutto questo e molto di più.

“La mia idea folle era di scrivere un testo senza capitoli, una narrazione continua dove le fiabe si mescolavano ad episodi della vita e ad alcune delle percezioni. Poi, in realtà, di capitoli ce n’era bisogno e mi sono serviti a strutturare i nuclei della storia: la paura, il mistero, l’infanzia, il cibo, il femminile nelle fiabe. E’ un libro che nasce da una grande passione di lettrice che comincia nell’infanzia e dura ancora adesso” racconta all’ANSA Simona Vinci, a ‘Libri Come’ per presentare il suo libro con Teresa Ciabatti. “Io mi identificavo nei personaggi femminili delle fiabe e quando ho scoperto che i Grimm venivano considerati misogini, con una visione sessista, sono rimasta molto sorpresa perché – sottolinea – in realtà tutte le eroine delle fiabe, a partire da Cappuccetto Rosso o Cenerentola, che va a una festa a cui non è stata invitata, sono ribelli. Spesso sono le donne che salvano i maschi. Sono le sorelle che salvano i fratelli tramutati in animali”.

Certo, “rispetto agli uomini le donne nelle fiabe partono da condizioni svantaggiate, però sanno come ribaltare la situazione, con la ribellione, la furbizia, l’intelligenza e il coraggio. Biancaneve finisce nella casa dei nani a fare le pulizie, a servire sette omuncoli, ma ci arriva perché vuole vivere. Quando il cacciatore le vuole strappare il cuore, lei gli chiede di lasciarla andare nel bosco e non sa cosa succederà, potrebbe anche morire, però accetta la sfida” dice la Vinci che ricorda come i Grimm siano stati un riferimento della propria infanzia anche per le autrici da lei più apprezzate come Margaret Atwood. Nel libro c’è anche una fiaba che non aveva letto da piccola, ‘Il ginepro’, a cui è dedicato un capitolo che si chiama ‘Di ramo in ramo’. “L’ho recuperata più avanti, perché nell’edizione che avevo, curata da Calvino, non c’era” racconta. E tra quelle che le piacciono moltissimo ce n’è una di cui curiosamente nel libro non parla, è ‘Il re Bazza di Tordo’ “che è la storia – spiega – di una principessa a cui non va bene nessun pretendente. Il padre le presenta un sacco di uomini, ma non va mai bene niente. Allora le dice: ‘Adesso ti prenderai il primo che bussa alla porta del castello’ e arriva un miserabile dietro al quale però si nasconde il principe. Ma lei deve attraversare tutta una serie di prove, deve fare la serva e vivere nella miseria prima di tornare principessa”.

‘Mai più sola nel bosco’, dedicato a Severino Cesari, è stato per la scrittrice, Premio Campiello nel 2016 con ‘La prima verità’, “un’occasione di chiudere un percorso come voce narrante. E’ come se fosse una trilogia partita con ‘La prima verità’ e proseguita con ‘Parla, mia paura’. Anche se sono libri diversi fra loro sono contenta di averla chiusa. Quello che avevo da dire è finito con questo. Adesso ho voglia di raccontare dei personaggi. Altri tempi, altre storie” spiega. E aggiunge: “Sto lavorando a una cosa spaventosa”. La paura è il tema forte del viaggio che Simona Vinci ha compiuto e che in fondo non vuole abbandonare. “Spero di spaventarmi di nuovo per qualcosa, perché la paura tiene in allerta e fa scoprire tante cose. Può essere molto interessante quando non ti paralizza. Penso sia uno strumento conoscitivo e anche profondamente divertente. Il gusto della paura lo conosciamo tutti: gialli, noir, horror ci piacciono e ci divertono perché ci spaventano. Per quanto riguarda l’infanzia, le fiabe hanno la funzione di far affrontare la paura e scoprire che può essere sconfitta” dice la scrittrice, nata a Milano nel 1970, e ricorda che “la raccolta dei Fratelli Grimm non è nata con in mente un pubblico di bambini. Non è una letteratura creata espressamente per ragazzi e bambini come quella che c’è adesso”. In ogni caso, scrivere per ragazzi non è nelle sue corde e crede che “sia molto difficile”. (ANSA).
   




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