Simone Cristicchi, mi sento un eterno debuttante – Cultura & Spettacoli


SANREMO – A sei anni dall’ultima partecipazione, a 12 dalla vittoria con Ti regalerò una rosa, Simone Cristicchi torna al Festival per la sua quinta partecipazione con il brano Abbi cura di me. “Ma non cambia mai, io mi sento sempre un eterno debuttante”, racconta all’ANSA il cantante che da tempo si divide tra musica (meno) e teatro (più). “Se prima era predominante, oggi la musica è un po’ in secondo piano ed è una delle tante sfaccettature che mi contraddistinguono. Il teatro però mi ha insegnato a essere più misurato nell’interpretazione di un brano, a non forzare troppo”, spiega il riccioluto artista che dal 2017 è anche direttore del Teatro Stabile d’Abruzzo.
    Per il ritorno all’Ariston, Cristicchi ha scelto una “canzone d’amore universale”. “Qualcuno l’ha definita una preghiera laica e mi piace che tutti ne possano dare un’interpretazione personale. In qualche modo è una canzone multitasking – chiosa -. E’ nata parallelamente allo spettacolo Manuale di Volo per uomo che sto portando in giro, alle domande che mi sono fatto in questi anni. Un’opera certosina, artigianale, e dentro c’è gran parte della mia vita, per questo non è stato facile scriverla, ma ho sentito di avere la canzone che dopo tanti anni valeva il festival”. E il progetto sanremese va di pari passo con un documentario al quale sta lavorando e che spera di presentare in Riviera: “il titolo è Happynext. Intervisto un’umanità variegata su cosa sia la felicità. La risposta migliore è di Totò: ‘sono attimi di dimenticanza’”.
    La vittoria del 2007, con quel brano toccante sugli ospiti dei manicomi, è ancora oggi un ricordo vivido. “Fu un miracolo straordinario, una fortunata combinazione di ispirazione e riscontro con un pubblico trasversale, che andava dai bambini agli anziani. Un equilibrio perfetto. Ho anche fatto felici quelli che avevano scommesso su di te, con una quota di 30 a 1.
    Insomma, mi davano ancora più in là dell’ultimo classificato”, racconta ridendo, prima di aggiungere serio: “Mi resi conto subito che era successo qualcosa di magico: la gente si avvicinava con un’emozione tangibile”.
    Definisce le scelte del direttore artistico Claudio Baglioni sul cast “molto coraggiose”. “Da una parte tra i 24 big ci sono nomi non conosciutissimi, che potrebbero far storcere il naso a un pubblico più tradizionalista, dall’altro ci sono nomi incredibili. E poi – rivela timido – ce ne sono altri che neanche io conosco, perché non seguo più come un tempo. Oddio, ora dovrò fare una full immersion per recuperare. Chi sono? Non lo dirò neanche sotto tortura. Sono invece molto contento di ritrovare amici come Daniele Silvestri e Paola Turci”.
    Intanto il suo impegno teatrale non si interrompe. “Il 12 gennaio riprendo con Orcolat, che racconta il terremoto che divorò il Friuli. Ma poi sono di nuovo in giro con Manuale di volo per Uomo e con Li Romani in Russia: un bell’esercizio di memoria. Spero solo di non arrivare senza voce al festival”.
   

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