Smartphone: guarda che scatto – Repubblica.it


I NUOVI MODELLI DI TELEFONINI (Iphone e gli altri) includono nuovi sensori, processori e algortimi che alimentano i motori neurali e quindi la capacità di fare foto ultraprecise, essendo praticamente impossibile sbagliare fuoco ed esposizione. RScienze, in edicola mercoledì all’interno del giornale, propone un viaggio nella matematica che trasforma gli scatti fatti con lo smartphone per renderli più belli e pronti per i social. Mettendo a confronto i modelli ultimi appena usciti, da quelli top di gamma a quelli economici più interessanti. Otto in tutto provando in dettaglio le prestazioni.
IL BUCO NERO DI EINSTEIN
Come venne in mente ad Albert Einstein l’idea dei buchi neri? Ce lo racconta da Princeton (dove Einstein insegnò) Gabriella Greison. Fanno da sfondo al suo racconto un negozio (il Landau di Nassau Street a Princeton) e la corrispondenza tra Einstein e Karl Schwarzschild, l’astronomo e matematico che suggeriva soluzioni ai quesiti del celebre fisico. 
JANE GOODALL
Jane Goodall racconta come nel corso della sua lunga vita ha visto sciogliersi i ghiacci del Kilimangiaro, massacrare elefanti e rinoceronti nelle savane africane e deforestare la “sua” giungla equatoriale, quella attorno al lago Tanganika, in Tanzania, dove agli inizi degli anni Sessanta cominciò a studiare il comportamento degli scimpanzé. «Ma il mondo è profondamente cambiato anche nel Sud dell’Inghilterra, dove quand’ero bambina al tramonto si sentiva soltanto il magico cinguettio di quei passerotti che oggi non ci sono più», dice l’etologa, che a 84 anni, per seguire i tanti progetti della sua fondazione, tutti mirati a salvare il pianeta, viaggia ancora trecento giorni l’anno.
LABORATORI DI FISICA, OPERAZIONE RECUPERO
Nei depositi dei laboratori di fisica delle scuole si nasconde spesso un vero tesoro. Abbandonati e coperti dalla polvere, custodiscono gli strumenti che risalgono anche all’inizio del secolo scorso. I fisici dell’Università della Calabria da due anni aiutano le scuole della regione a trovare questi tesori nei loro depositi e a rimetterli in sesto. Alla rete hanno aderito 8 istituti. Il progetto vede i ragazzi impegnati nel recupero degli strumenti, insieme agli esperti dell’università. Strumenti che possono poi tornare nei laboratori, se in buone condizioni e funzionanti, oppure essere esposti.

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