Sorpresa, anche gli esseri umani percepiscono il campo magnetico


CHIAMATELO settimo senso. O, se volete essere più precisi, magnetorecezione. Come suggerisce il nome, si tratta dell’abilità sensoriale di percepire la presenza di un campo magnetico, in particolare quello terrestre. Un’abilità di cui sono dotati, tra gli altri, gli uccelli, le api, le tartarughe e persino i cani, che sembra scelgano dove fare i propri bisogni, per l’appunto, in base all’orientamento del campo magnetico terrestre. Oggi, un nuovo studio pubblicato sulla rivista eNeuro da parte di un’équipe di scienziati del California Institute of Technology (e altri istituti di ricerca) sembra suggerire che anche noi Sapiens siamo dotati di magnetorecezione: in particolare, dicono gli autori del lavoro, il cervello umano sarebbe in grado di rispondere – in modo del tutto incosciente – a cambiamenti nel cambio magnetico terrestre.

Magnetorecezione, c’è ma non si conosce

Sebbene, come si diceva, la comunità scientifica sia da anni al corrente che molte specie animali sono in grado di avvertire il campo magnetico, i meccanismi fisiologici e biochimici alla base di tale sensibilità sono ancora praticamente sconosciuti. Le evidenze della magnetorecezione, al momento, si basano infatti quasi esclusivamente su osservazioni comportamentali, cioè cambiamenti nelle abitudini degli animali (tempi e modi delle migrazioni, per esempio) correlati a variazioni del campo magnetico. Un’ipotesi, ancora non confermata, è che i campi magnetici interagiscano con i criptocromi, particolari proteine presenti nella retina; secondo un’altra, invece, i recettori del nervo trigemino sarebbero dotati di una specie di aghi magnetici, proprio come fossero bussole in miniatura, in grado di agire sui circuiti neurali in risposta al campo magnetico. La seconda idea – quella perorata dal team del Caltech, per inciso – è particolarmente intrigante, perché quei recettori sono presenti anche negli esseri umani.

Bussole umane

Quello appena pubblicato, in realtà, non è il primo tentativo di studiare la magnetorecezione umana. Già tre anni fa, la stessa équipe di ricerca aveva condotto un esperimento pilota su un’unica cavia, Keisuke Matsuda, all’epoca laureando in ingegneria alla University of Tokyo. Lo studente, in particolare, era stato sottoposto a elettroencefalogrammi periodici, che ne avevano registrato l’andamento delle onde cerebrali mentre era esposto a campi magnetici variabili generati da una serie di bobine in cui scorreva corrente elettrica. Con lo studio attuale, gli scienziati hanno ampliato il campione a 34 partecipanti e raffinato la metodologia sperimentale: in particolare, hanno messo a punto una gabbia cubica le cui pareti erano foderate in alluminio (per schermarla da interferenze elettromagnetiche esterne) e contenevano delle bobine in cui scorreva corrente che creava un campo magnetico di intensità paragonabile a quello terrestre. A ogni partecipante, ignaro dei dettagli dell’esperimento, è stato chiesto di entrare nella gabbia e sedere su una sedia di legno, nell’oscurità, dando le spalle al sud. Dopodiché, gli scienziati hanno applicato campi magnetici in diverse direzioni, registrando l’attività cerebrale dei partecipanti mediante elettroencefalogramma.

I risultati

Analizzando i risultati degli elettroencefalogrammi, gli autori del lavoro hanno osservato che alcune particolari condizioni sperimentali innescavano un cambiamento nelle onde alfa (correlate all’attività cerebrale di elaborazione delle informazioni) del cervello dei partecipanti: in particolare, tale cambiamento si è registrato quando il campo magnetico era puntato verso nord e poi ruotato in su o in giù, o quando era puntato in basso e poi ruotato in senso antiorario. Secondo gli autori, queste osservazioni suggeriscono che il corpo umano sia in grado di ‘distinguere’ inconsciamente il nord dal sud: “Come specie”, ha spiegato Joseph Kirschvink, coordinatore del team, “non abbiamo perso completamente il sistema sensoriale magnetico posseduto dai nostri antenati milioni di anni fa. Dopotutto, facciamo parte della ‘biosfera magnetica’ terrestre”. In ogni caso, come hanno ammonito diversi esperti del settore non coinvolti nello studio, è necessario procedere con i piedi di piombo: “Lo studio è molto interessante”, ha detto per esempio al Guardian Peter Hore, docente a Oxford, “ma l’esperimento dovrà essere ripetuto, e possibilmente allargato anche a partecipanti provenienti dall’emisfero australe, prima di poter sostenere con certezza che l’essere umano è dotato di magnetorecezione”.

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