Spazio, atterraggio di emergenza per la Soyuz. Salvi gli astronauti


Ora si pone il problema di individuare le cause dell’incidente. Un processo che potrebbe rallentare le prossime missioni umane verso lo spazio. “Finché non saranno chiarite le cause dell’incidente di oggi”, ci spiega Alessandro Gabrielli, responsabile dell’unità lanciatori e trasporto spaziale dell’Agenzia Spaziale Italiana, “è altamente probabile che i voli in programma per la Soyuz saranno sospesi.

La Soyuz, al momento, è l’unico mezzo di cui disponiamo per portare gli esseri umani nello Spazio e sulla Stazione spaziale: i vettori di Boeing e SpaceX non saranno pronti prima di maggio 2019″. Non c’è da preoccuparsi, comunque, per la sorte dell’attuale equipaggio della Stazione spaziale, che pur essendo più “isolato” del solito ha comunque tutto il necessario per proseguire in sicurezza le sue attività, tanto più che i rifornimenti arrivano con altre navicelle (senza equipaggio).

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Per quanto riguarda le cause dell’incidente, Gabrielli spiega che “stando a quanto si vede dalle immagini e alle prime dichiarazioni di uno degli astronauti a bordo, che ha affermato di aver provato una ‘sensazione di mancanza di peso’, possiamo ipotizzare che il problema sia legato a un problema di propulsione a uno dei quattro booster della Soyuz, che ha causato una diminuzione della spinta nominale della navicella e le ha impedito di raggiungere l’orbita della Iss. Il problema potrebbe essere legato a un’anomalia nella separazione del booster, che potrebbe non essersi staccato dal modulo diventando così un ‘peso morto’ per la navicella, o potrebbe essersi staccato prima del previsto”. La procedura di emergenza, comunque, ha funzionato benissimo: “Dopo l’incidente”, spiega ancora Garbielli, “la capsula che conteneva gli astronauti si è immediatamente separata dal resto ed è rientrata sulla Terra in sicurezza”.
 
•IL DOPO SOYUZ
Cosa succede ora? È ancora troppo presto per dirlo. Ma quasi certamente non è ancora arrivato il momento di rottamare la Soyuz: “La navicella russa”, dicono ancora dall’Asi, “resta comunque un mezzo estremamente affidabile, pur se spartano. Bisognerà indagare le cause dell’incidente, prendere le opportune contromisure e riformulare l’agenda delle prossime missioni, ma probabilmente ci serviremo ancora della Soyuz”. Posto, naturalmente, che i risultati delle indagini ne certificheranno l’affidabilità.

Un altro incidente si registrò nel 1971 e coinvolse Georgij Dobrovoloskij, Vladislav Volkov e Viktor Patsaev, tre astronauti russi, tutti passeggeri della Soyuz 11. A causa dello scoppio di un incendio, i tre dovettero rientrare sulla Terra prima del previsto; anche se apparentemente l’atterraggio andò secondo i piani, i cosmonauti furono trovati morti. Tutta colpa di un problema alla valvola di ventilazione della Soyuz, che si era aperta a un’altezza errata e aveva causato la decompressione immediata della cabina, uccidendone gli occupanti.


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