Sulla televisione, saggio su ultimo Eco – Libri


(Giovanni Franco)
(ANSA) – PALERMO, 25 OTT – UMBERTO ECO, ‘SULLA TELEVISIONE’
(A cura di Gianfranco Marrone) (NAVE DI TESEO, PP. 553, 22,00
EURO).
   
Campanile sera, La Figlia del capitano, il Festival di
Sanremo, Specchio segreto, Tom e Jerry, Tribuna Politica,
Canzonissima, I tre moschettieri, All in the family, Twin Peaks,
il telegiornale, Portobello, La Corrida, Il Tenente Colombo,
Beautiful, l’Ispettore Derrick, Un giorno in pretura, il Grande
Fratello: come dire, Mike Bongiorno non era l’unico bersaglio
della “spietata critica” che, per un sessantennio, Umberto Eco
ha condotto alla televisione, italiana e straniera.
L’ultimo libro del celebre studioso, scomparso quasi due anni
fa lasciando un’eredità intellettuale di delicata e complessa
gestione, lo dimostra ampiamente. Il semiologo e saggista
Gianfranco Marrone, che a quest’eredità “tiene moltissimo”, come
sostiene, ha difatti raccolto una gran quantità di scritti di
Eco dedicati al piccolo schermo: “Sulla televisione” è il
titolo, edito dalla Nave di Teseo (pp. 533, euro 22), da oggi
in libreria. “Questi scritti coprono un arco di tempo che va dal
1956, anno in cui la Rai vara le sue prime trasmissioni, al
2015, – afferma Marrone – periodo in cui il mezzo televisivo
perde la sua supremazia fra i media di massa, cedendo il posto
alla rete. Un tale arco di tempo coincide con l’intera carriera
di Eco come professore e scrittore, pensatore e opinionista,
linguista, uomo d’editoria e, al suo inizio, funzionario del
servizio pubblico della Radio Televisione Italiana”. Sono testi
di varia natura, molti dei quali praticamente inediti: saggi
scientifici, analisi di trasmissioni, interventi a caldo, report
di ricerche empiriche, risposte a questionari, articoli
giornalistici, scritti di fiction. “Ne viene fuori, tristemente,
– afferma il semiologo – che le strade seguite dalla televisione
sono state radicalmente opposte a quelle che Eco s’attendeva e
pretendeva, andava suggerendo e auspicando, con toni diversi,
avversari diversi, ma lo stesso spirito di fondo: uno spirito
politico – quello di chi ha innanzitutto a cuore una ‘res
pubblica’ che la televisione avrebbe potuto contribuire a
formare e a gestire, preferendo però, fatalmente, fare il gesto
dello struzzo che, cacciando la testa sotto la sabbia, mostra il
sedere a un telespettatore carico di curiosità e di perplessità.
   
Sono parole sue”.
Gianfranco Marrone è professore ordinario di Semiotica
nell’Università di Palermo. Insegna Semiotica dell’alimentazione
e del gusto nell’Università delle scienze gastronomiche di
Pollenzo. Ha introdotto e tradotto in lingua italiana diverse
opere di Roland Barthes e Algirdas J. Greimas. Tra i suoi
scritti: Il sistema di Barthes (1994), Estetica del
telegiornale (1998), C’era una volta il telefonino (1999), Corpi
sociali (2001), Montalbano (2003), La Cura Ludovico (2005), Il
discorso di marca (2007), L’invenzione del testo (2010), Addio
alla Natura (2011), Introduzione alla semiotica del testo
(2011), Ccà ddà ddocu (2011), Stupidità (2012), Figure di città
(2013), Gastromania (2014), The Invention of the Text (2014),
Dilettante per professione (2015), Semiotica del gusto (2016),
Principes de la sémiotique du texte” 2016; Roland Barthes:
parole chiave (2016); Prima lezione di semiotica (2018), Storia
di Montalbano (2018).
   




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