Tony Wheeler, ‘Perché viaggiamo’ – Libri


(ANSA) – ROMA, 7 LUG – TONY WHEELER, ‘PERCHE’ VIAGGIAMO. IN DIFESA DI UN ATTO VITALE’ (EDT, PP. 109, EURO 10) Perché viaggiamo? Per godere dei panorami che si vedono dal finestrino di un aereo, per raggiungere a piedi le vette delle Dolomiti, per entrare nel cuore di luoghi che ci sono stati raccontati nei romanzi, perché se stiamo fermi la terra ci scotta sotto i piedi. Per tutto questo e per tanti altri motivi, primo fra tutti “per capire” ci dice Tony Wheeler, fondatore, insieme alla moglie Maureen, della Lonely Planet, nel suo nuovo libro che si intitola proprio ‘Perché viaggiamo. In difesa di un atto vitale’ pubblicato in Italia da Edt nella traduzione di Bruno Amato. E’ un piccolo trattato di filosofia del viaggio e al tempo stesso una forte e coraggiosa difesa delle accuse che vengono fatte a chi viaggia nell’era del turismo di massa. “Alcune delle cose più belle in assoluto le ho viste da un aereo” dice Wheeler che sarà in Italia per inaugurare ‘Lonely Planet-UlisseFest 2019’, la festa del viaggio, in programma dal 12 al 14 luglio a Rimini, di cui è direttore artistico Angelo Pittro, che dedica la terza edizione proprio al tema ‘Perché viaggiamo?’.

“Il World Travel and Tourism Council calcola che il turismo, includendo fattori diretti e indiretti, rappresenti quasi il 10% del Pil mondiale e che in tutto il mondo un posto di lavoro su dodici sia connesso con i viaggi” ci ricorda il fondatore di Lonely Planet, nato nel 1946 in Inghilterra, che ha trascorso buona parte della giovinezza in Pakistan e negli Stati Uniti. In brevi capitoli in cui tocca le questioni fondamentali che riguardano i viaggiatori, dalla “distanza” alla “bellezza”, al “perdersi”, all'”avventura”, alla “velocità” e al “denaro”, Wheeler costruisce a sua volta un viaggio sullo spirito del viaggiare. Incontriamo così i “fanatici” del dappertutto e scopriamo che, per il cofondatore di Lonely Planet, è la francese Alexandra David-Néel la persona che merita il titolo di “viaggiatore più libero del XX secolo”. “Nel 1911 informò il marito che sarebbe partita per il Tibet, dove intendeva trattenersi per i successivi diciotto mesi: non tornò per quattordici anni. Le era stato necessario parecchio tempo per riuscire a intrufolarsi a Lhasa” scrive l’autore del libro secondo il quale la “pericolosità dei viaggi è sopravvalutata”.

Wheeler ci fa riflettere anche sul rapporto tra i viaggiatori e la narrativa, mostrandoci come lettura e viaggi siano attività strettamente legate e su come gli scrittori attingano spesso ai luoghi visitati per l’ambientazione dei loro libri. Così William Gibson, l’autore di Monna Lisa Cyberpunk, “ha confessato di aver usato spesso elementi del Giappone contemporaneo come modello per la vita in un mondo futuro”. E poi suggerisce: “C’è forse una guida migliore di San Pietroburgo di ‘Delitto e castigo’ di Dostoevskij?” o per Londra “più esauriente di mezza dozzina di romanzi di Charles Dickens?”. Nella fotografia dei paesi Wheeler ci ricorda che “l’Italia conta 60 milioni di abitanti e i visitatori che ospita ogni anno sono circa 50 milioni. Per alcuni paesi in via di sviluppo, però, il turismo è qualcosa di più che un utile contributo, è il contributo, quello decisivo. In Nepal, per esempio, la vita si basa più o meno esclusivamente sull’agricoltura di sussistenza e sul turismo”. E se turismo e viaggi possono danneggiare direttamente l’ambiente, è vero che possono essere accompagnati da una crescita del benessere, che a sua volta può produrre un più basso tasso di natalità e, di conseguenza, una minore pressione sull’ambiente”. Ma quello che più conta, alla fine, è il vero motivo per cui viaggiamo, “per capire” e quindi aprirci la mente lasciando a casa “i nostri meschini pregiudizi e le certezze”. 




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