Tour de France, i 100 anni della maglia: sarà una edizione sopra i 2000 metri



PARIGI – C’era da aspettarselo. Un Tour con ricorrenze così importanti, avrebbe stuzzicato gli organizzatori ad eliminare qualsiasi accenno di banalità, a studiare un percorso destinato a restare nella storia. E così è stato. Tre arrivi oltre i 2000 metri di quota (sul mitico Tourmalet, a Tignes e a Val Thorens), cosa che in passato non era mai accaduta. Ma oltre alle salite simbolo, tante altre ascese (per un totale di 30, altro record) che daranno una importanza per la classifica a molte tappe di media montagna. Il Tour numero 106, via il 6 luglio 2019 da Bruxelles, fine il 28 nella tradizionale cornice parigina, rende omaggio a due miti. Il primo è il simbolo stesso della corsa, la maglia gialla, che compie 100 anni. Il primo ad indossarla fu il 19 luglio del 1919 Eugène Christophe: erano le 2 del mattino, a Grenoble, sede di partenza della undecima tappa che 325 km dopo avrebbe portato la carovana a Ginevra. Il giallo era il colore del giornale ‘L’Auto’, che organizzava l’evento. In quel momento nessuno si rese conto della portata di quel colore, tanto che Christophe fu oggetto di scherno da parte degli altri corridori per quel colore vistoso, “Madame Cri Cri”.

Altro mito, il più grande di tutti. Eddy Merckx. Nel 2019 Saranno infatti 50 anni dalla prima vittoria finale del Cannibale, ricorrenza onorata con la partenza dal Belgio. Complessivamente, 3.460 km di emozioni. La cima più alta sarà il Col de l’Iseran, a quota 2.770 metri. Il Tour ci è già passato sette volte: la prima nel 1938, quando davanti transitò il belga Félicien Vervaecke, l’ultima nel 2007,  con l’ucraino Yaroslav Popovych. Tra i magnifici sette anche Claudio Chiappucci, che diede spettacolo nel 1992, l’anno della sua sfida più convinta al sovano Indurain.

Tanta salita, poca cronometro. Ce ne saranno due, entrambe di 27 km, una delle quali a squadre. La cosa sorprende anche Chris Froome, 4 volte vincitore della corsa e terzo nella scorsa edizione dietro a Dumoulin e Geraint Thomas: “Pensavo ci fossero più km a crono, se non altro per la presenza di Chris Froome”, dichiara il keniano bianco. “Non direi che il percorso sia buono o cattivo. Penso però che arrivare più volte sopra i 2000 metri renda la corsa più dura rispetto al passato, questa è una certezza. Corridori nati in antitudine come Nairo Quintana potrebbero avere dei vantaggi, ma a parte ciò, con tante salite c’è più possibilità di attaccare, di prendere dei rischi. Sarò io il leader del team Sky? Questo ancora non lo so”.  Con Geraint Thomas e l’emergente Egan Bernal, Froome gli avversari rischia nuovamente di trovarseli dentro casa.


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Mario Calabresi
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