Twitter pubblica 10 milioni tweet da indagini su fake news



NEW YORK – Twitter toglie il velo sulle centrali delle fake news e pubblica 10 milioni di cinguettii prodotti da account sospettati di essere coinvolti in campagne di disinformazione, per consentire in questo modo indagini indipendenti ai ricercatori. Ad annunciarlo è lo stesso microblog, concedendo l’accesso a tutti ai tweet sospetti che ha raccolto sulla sua piattaforma dal 2013 al 2016. I dati pubblicati includono 3.841 account associati all’Internet Research Agency, gruppo conosciuto anche il troll di San Pietroburgo, ma anche altri 770 account che si ritiene possano avere legami con l’Iran. “In linea con i nostri principi di trasparenza e con l’obiettivo di migliorare la comprensione – spiega Twitter -, pubblichiamo gli archivi dei tweet che sono connessi a potenziali operazioni appoggiate da Stati sulla nostra piattaforma”.

Si tratta di oltre dieci milioni di tweet pubblicati da account dal 2013 al 2018. Del totale, oltre nove milioni di tweet sono stati attribuibili all’Internet Research Agency e un milione ai 770 account che riconducono all’Iran. Tutte e due le operazioni dei troll – fa sapere Twitter – mettono al primo posto le esigenze dei loro governi. E questo è un dato. L’operazione dei russi si è concentrata principalmente sugli utenti del loro paese, mentre l’Iran si si è concentrato su messaggi di regime verso l’estero promuovendo siti web allineati a Teheran. Non a caso questa “fabbrica” ha pubblicato molto più in russo che in inglese, specialmente alla fine del 2014 fino all’inizio del 2015, quando la Russia combatteva una guerra non dichiarata in Ucraina e stava affrontando manifestazioni anti-corruzione in patria.

Gli obiettivi dei troll russi erano diversi e sempre in evoluzione. Uno degli scopi principali era interferire nelle elezioni presidenziali degli Stati Uniti nel tentativo di evitare la vittoria di Hillary Clinton, puntando anche a dividere le comunità online fortemente polarizzate negli Stati Uniti, unendo il sostegno agli interessi internazionali della Russia e incrinando la fiducia nelle istituzioni degli Stati Uniti. I troll russi non erano partigiani: cercavano di infiammare tutti, indipendentemente dalla razza, dal credo, dalla politica o dall’orientamento sessuale. In molte occasioni, hanno spinto all’estremo gli elementi di divisione. Hanno scelto spesso scelto obiettivi come le elezioni e gli attacchi terroristici per interferire nella politica locale. Di conseguenza promozione di hashtag anti-Islam dopo gli attacchi terroristici di Bruxelles e un hashtag pro-leave nel giorno del referendum sulla Brexit in Gran Bretagna.

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Mario Calabresi
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