Usa, Instagram sorpassa Snapchat: è l’app più usata dagli adolescenti



STANDO a un rapporto, il sorpasso è avvenuto: Instagram sarebbe l’applicazione più usata dai teenager (statunitensi). Più di Snapchat. Lo dice il “Taking Stock With Teens” della banca d’investimento Piper Jaffray nel suo documento annuale nel quale ha intervistato 8.600 ragazzi da 48 Stati americani su diversi fronti: per capire, ad esempio, quali siano i trend in termini di moda, intrattenimento e tecnologia delle generazioni più giovani. Lì dentro, la sentenza: l’offensiva dell’applicazione controllata da Facebook sta dando i suoi frutti non solo in termini generali, dove già non c’era partita considerando il miliardo di utenti mensili, ma anche nel ghiotto target dei giovanissimi utenti.
 
Secondo il rapporto l’85% dei teenager ha infatti detto di aver utilizzato Instagram almeno una volta al mese mentre questo era vero per Snapchat nell’84% dei casi. Un confine sottilissimo, è chiaro, ma è la prima volta che accade dal 2016 e il sorpassino assume un significato notevole. Allo stesso tempo, dunque passando non dall’uso concreto ma dalle preferenze tout court, Snapchat rimane l’applicazione preferita: quando è stato domandato ai ragazzi quale fosse la piattaforma prediletta il 46% ha in effetti replicato con Snapchat e solo il 32% ha scelto Instagram. Quasi come se su questa seconda applicazione si fosse obbligati a starci, percé è il nuovo epicentro delle tendenze, delle celebrità e delle social star, pur continuando a preferire in termini assoluti la chat del fantasmino. In ogni caso, Twitter e Facebook rimangono molto indietro.
 
Dalle Storie alla messaggistica diretta a scomparsa fino ai filtri e all’arricchimento dei contenuti, Instagram sta d’altronde inseguendo da tempo Snapchat nelle caratteristiche più apprezzate dai ragazzi. E a quanto pare sembra aver avuto successo, anche per una serie di passi falsi di Snapchat con la (contestatissima) riprogettazione dell’applicazione lo scorso febbraio, che condusse a una petizione da 1,2 milioni di sottoscrittori e a una parziale marcia indietro del fondatore Evan Spiegel.

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Mario Calabresi
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