Vietato nuotare con i delfini. Il Tar: fa male alla loro salute


ROMA – Alla fine c’è voluta una sentenza. Per ribadire e sottolineare che i delfini vanno tutelati e difesi, anche dagli azzardi della burocrazia, c’è stato bisogno dell’intervento del Tar del Lazio. Una vittoria su tutta la linea per gli animalisti e gli attivisti della Lega Antivivisezione. Dopo anni di battaglie, non sono più soli. Ora lo dicono anche i magistrati amministrativi: basta spettacoli, stop agli show dei cetacei con il pubblico pagante in vasca. Poco importano i desideri, seppur legittimi, dei genitori a caccia di un bagnetto speciale per i figli. Ancor meno gli affari di chi sui delfini aveva puntato per fare business. Adesso il divieto è assoluto.
Le quattro pagine firmate dalle toghe di Roma cancellano il decreto delle polemiche. Un atto che, modificando la moratoria in vigore dal 2005, consentiva di nuovo “l’ingresso in vasca ai soggetti che partecipano ad attività di educazione e sensibilizzazione del pubblico in materia di biodiversità con i delfini”. Ora quella previsione, peraltro per la Lav approvata pure con tempistiche sospette, non c’è più: il documento datato 20 dicembre 2017 – tra gli animalisti visto come un regalo di Natale ai delfinari – da questo momento in poi è carta morta. Tornano le vecchie tutele e il permesso di danzare in acqua con i più iconici tra i cetacei vale di nuovo soltanto per gli addestratori professionisti. “I ministeri contro cui abbiamo presentato ricorso avevano surrettiziamente permesso il nuoto del pubblico con i delfini. Un’attività che produce ulteriore stress a quegli animali, già detenuti in spazi limitati e costretti ad esibirsi in spettacoli con salti e piroette, con musica ad altissimo volume”, commenta Gianluca Felicetti, presidente della Lav. Associazione che non risparmia nessuno e si scaglia sia contro gli ex ministri Galletti, Lorenzin e Martina che contro Gian Marco Centinaio, titolare delle Politiche agricole del governo pentaleghista. Tutti colpevoli, per gli attivisti, di aver prima dato l’ok e poi tenuto in vita un decreto “illegittimo”.

E che quindi ha smesso di produrre i suoi effetti. In particolare sul litorale capitolino, a Torvaianica. Lì c’è Zoomarine, parco di proprietà di una multinazionale messicana che oltreoceano punta forte sui selfie dei turisti con bacio al cetaceo. A Roma offre la possibilità di sguazzare con i suoi sette delfini, con un biglietto che varia dai 99 ai 150 euro a seconda delle offerte, ed è stato l’unico a presentarsi in aula per difendere i propri affari. Senza, però, convincere il Tribunale amministrativo: i suoi legali, come scrivono i giudici, hanno provato a portare in udienza “osservazioni di rappresentanti di rilievo della comunità scientifica sugli effetti dei programmi svolti nella struttura, che non solo non avrebbero recato alcun pregiudizio al benessere animale, ma si sarebbero rivelati, addirittura, a loro giudizio, una nuova e arricchente esperienza” per i delfini”. Controricorso bocciato per Zoomarine, che non vuole commentare.

Parlano, invece, i gestori dell’Acquario di Genova e di Oltremare, parco di Riccione. Sono d’accordo con la sentenza, anche perché nelle loro piscine quegli spettacoli sono vietati: “Ci sono tour per piccoli gruppi che si concludono a bordo vasca, con l’addestratore di turno. Gli spettatori non possono toccare i delfini e nemmeno dar loro da mangiare. La pet therapy? Non è nella nostra offerta”.

Insomma, gli otto esemplari di Genova e i dieci di Riccione sono già stati dispensati dal contatto con i visitatori. E, in particolare quelli liguri, non potranno far altro che ringraziare. Quattro delfini, infatti, hanno alle spalle un brutto passato all’ex delfinario di Rimini. Sono stati sequestrati nel settembre 2013, al termine di un caso destinato a rimanere – si spera – un unicum giudiziario. Gli animali vivevano in una vasca troppo piccola ed erano bombardati di calmanti e ormoni per evitare che si accoppiassero. Un accanimento che è costato la condanna all’allora direttore del centro e alla sua veterinaria. Ma che alla fine ha portato i delfini in una struttura più attenta alle loro esigenze. Gli animalisti saranno comunque di parere opposto. Ben vengano sentenze e processi, certo. Ma per la Lav i delfini sono mammiferi selvatici e dovrebbero nuotare soltanto in mare.


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