Vinales è tornato, Rossi resta nel tunnel: le pagelle del Gp d’Australia


VINALES: 10
Non ha avuto un’infanzia facile, ma da ragazzino batteva regolarmente Marquez. Dopo il folgorante inizio del 2017, s’era perso. “Vorrei solo di un po’ d’affetto dalla squadra. Un abbraccio, ogni tanto”, si era lamentato a Buriram. Da allora, la svolta. “Ci parliamo, lavoriamo insieme fino a mezzanotte: qui in Australia mi hanno preparato una moto perfetta”. E’ tornato a vincere. Nella prossima stagione potrebbe essere il rivale numero 1 del Cannibale.

ZARCO: 5
Un altro di cui si sono smarrite le tracce dopo il flop di Le Mans di questa primavera. Altro che esistenzialista: entra in pista con la cazzimma. Pure troppo. Qualche sorpasso al limite, poi non si accorge di essere finito nella scia di Marquez (che però lo chiude sull’esterno): protagonista di un incidente terrificante nella sua spettacolarità, mette fuori gioco sol Marc. Il mancato effetto-Domino è un miracolo. Illeso. Un cero a San Gennaro.

BAUTISTA: 9
Il suo manager è Simone Battistella, lo stesso di Dovizioso: che per portarlo alla high performance lo ha convinto a seguire – come il forlivese – il programma di Dario Boschiero di Biotekna. Respirazione-esercizi-alimentazione, un mix segreto e vincente: è tutta la stagione che Alvaro corre in maniera superba. Gli sono bastati 2 giorni per domare la Gp18 di Lorenzo. Il prossimo andrà in Sbk, che spreco.


Vinales è tornato, Rossi resta nel tunnel: le pagelle del Gp d'Australia

Valentino Rossi

VALENTINO: 4
“Giornata positiva per la Yamaha”, dice il Doc. Sì, ma che fine ha fatto il 9 volte campione del mondo? Chiude con un brodino di 6° posto una gara che perde per strada 5 piloti da podio. Pochi giorni fa erano 9 anni esatti dal suo ultimo titolo. Non vince dal giugno 2017, Assen. Rischia di essere un’altra stagione in bianco, ma sarebbe ingiusto paragonarla a quelle in sella alla Ducati: Vinales ha dimostrato che la M1può vincere anche nel 2018, a Rossi non restano che 2 gare per uscire dal tunnel.

PETRUCCI: 7
La partenza è sempre stato il suo punto debole. A Phillip Island sorprende tutti, passa in testa subito dopo il via. Ma viene tradito dalla frizione. Riparte in fondo al gruppo, rimonta, chiude 12°. “Ho capito che non devo più lamentarmi e modificare il set up della moto, ma lavorare sul mio stile di guida”. Umile, concreto. Il pilota umbro, che a novembre lascerà la Pramac per la Ducati ufficiale, merita fiducia.

IANNONE: 8
“E’ uno dei pochi piloti che regala sempre spettacolo. Carmelo Ezpeleta avrebbe dovuto spingere per fargli avere una moto sl top”, si lascia scappare in confidenza Carlo Pernat, il suo manager. Invece nel 2019 Iannone salirà sull’Aprilia, ci sarà parecchio da lavorare. “Nessun problema. Sono riuscito a far progredire la Suzuki, posso continuare a fare lo stesso”. In Australia aveva probabilmente il passo migliore, peccato quel “dritto” dopo pochi giri: riacciuffa comunque il podio, meritava di più.


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Andrea Dovizioso

DOVIZIOSO: 7
“Sono contento, abbiamo fatto dei progressi anche su questa pista”. DesmoDovi è così, il sorriso sulle labbra. Ducati terza in Australia pare un ossimoro, con quelle curve infinite che mandano sempre in crisi la Rossa. Concentrato, prudente quando serve, reattivo, il forlivese sfiora il 2° posto e aumenta il vantaggio in classifica su Valentino. Ancora una volta è il migliore dei perdenti, però basta: il prossimo anno deve prendersi il mondiale.


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Mario Calabresi
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