Vittorio Sgarbi, il ‘mio’ Novecento Carsico – Libri


 (ANSA) – ROMA, 23 NOV – VITTORIO SGARBI, ‘IL NOVECENTO’ (LA NAVE DI TESE0, PP.492, 25,00 EURO). ”Dal Trecento all’Ottocento, fino a Tiepolo e Canova, l’Italia è stata il luogo privilegiato della manifestazione dello Spirito del mondo, che poi, improvvisamente, si trasferisce in Francia con gli impressionisti. Negli anni cinquanta del dopoguerra, lo Spirito del mondo si sposta in America, con Jackson Pollock, i grandi pittori dell’Informale e, nel 1958, con la Pop Art. E l’Italia? Piero della Francesca ‘accade’ nel 1450 ma ritorna ad accadere nella consapevolezza dei pittori francesi come Seurat; e, ancora, Piero ‘riaccade’ con il Cubismo e con Morandi. Senza Piero della Francesca sarebbe impensabile Balthus. Quindi l’accadere in un luogo dello Spirito del mondo è un accadere ‘per sempre’, vuol dire ‘eternarsi”’.

Comincia da qui ”Il Novecento” di Vittorio Sgarbi, primo tomo in uscita in questi giorni per La Nave di Teseo, che il critico d’arte dedica all’arte e ai maestri del secolo scorso e nuova tappa della sua personale storia e geografia dell’arte in Italia (pp. 492 – 25,00 euro). Dopo gli anni d’oro del Rinascimento e del Barocco, ora si va ”Dal Futurismo al neorealismo”. Il prossimo, settimo e ultimo libro della collana, anticipa all’ANSA ”andrà dal dopoguerra a oggi, tra Burri, Fontana, Guccione, Clerici”. Con la prefazione di Franco Cordelli, il volume, completamente illustrato a colori, racconta Sgarbi, mette insieme ”autori ‘necessari’ e altri meno considerati, come Mincini, Gaudenzi. O come Giulio Aristide Sartorio, uno dei grandi dimenticati del secolo scorso”, il cui fregio nell’aula del Parlamento ”solo negli ultimi anni abbiamo ripreso a guardare con occhi nuovi”.

Degli uni e degli altri, tra Modigliani, Boccioni, Carrà, Casorati e poi il ventennio fascista, la scuola romana, Guttuso, Sgarbi rende conto quasi in un personale diario di ”incontri”, da quello con Luigi Bonazza, nella sua stessa casa di Trento (oggi dimora privata dei signori Pizzinini), a quello con Giorgio Morandi, a Bologna, quando, invitato a parlarne con Umberto Eco, ne ricordò la polvere. ”Quella intrinseca al colore, alla materia pittorica, come un deposito del pensiero di Morandi per una lunga decantazione della memoria”. ”La storia dell’arte del Novecento – spiega ancora il critico – è un percorso altalenante tra fenomeni che sono ormai delocalizzati rispetto all’Italia, che deflagrano altrove, ma restano consapevoli dello spirito italiano, come avviene per i pittori futuristi o per Giorgio De Chirico, artista greco, diventato italiano, che vive a Parigi. Alcune sue opere – dice – sono fondamentali”. Come anche Modigliani, altro emigrato parigino, per Sgarbi, ”forse, il primo pittore italiano del Novecento, primo anche rispetto agli altrettanto grandi e riconosciuti De Chirico e Morandi”. Di fronte alla sua opera, riflette nel libro, ”si sente la tradizione italiana, non solo pittorica ma anche ‘letteraria’, quasi petrarchesca. Non c’è un altro pittore in tutta la storia dell’arte moderna, ma anche forse in quella antica, che abbia dipinto esclusivamente figure solitarie, come se l’incontro con l’altro fosse un incontro ‘da solo a solo’, come se fosse, in realtà, sartrianamente, un incontro con se stessi”.

Tuttavia, aggiunge Sgarbi all’ANSA, ”Il Novecento resta un secolo ‘carsico’ con molti talenti non emersi o non degnamente riconosciuti. Più che un diario – spiega – il libro è una caccia al tesoro. Lascio indizi, inviti a riscoprire alcuni talenti, così come avvenne con Buster Keaton per il cinema”. Il libro, ammette, potrebbe forse diventare anche una narrazione teatrale, ”dopo i grandi Leonardo e Raffaello che porterò in scena nel 2020”. Ma, al contrario, il Novecento per Sgarbi ha regalato fama oltre il merito a qualcuno? ”Certo – conclude – Tutta l’arte povera, Guttuso o la transavanguardia”.

    (ANSA).
   




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