Yemen, una interminabile tragedia umanitaria tra le bombe e il colera


ROMA – Cresce l’emergenza colera. A fine agosto, sono stati superati i 2 milioni di casi sospetti in meno di 3 anni: in media quasi 80 persone ogni ora. Nel 2019 in 1 caso su 4 colpiti bambini sotto i 5 anni. 18 milioni di yemeniti sono esposti al contagio per mancanza di acqua pulita e servizi igienico-sanitari, 2 su 3 sono senza assistenza sanitaria di base, 14 milioni sull’orlo della carestia. Da giugno ad agosto l’intensificarsi di un conflitto atroce, anche nel sud del Paese, ha causato il 54% di vittime civili e il 79% di abitazioni civili colpite. Sono oltre 700 i civili uccisi e 1.600 quelli feriti dall’inizio dell’anno. Dall’Italia solo 5 milioni all’anno in aiuti.  

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La Campagna di Oxfam. Oxfam lancia la campagna #SOSYEMEN per chiedere al Governo un cambio di rotta. Si può firmare QUI. E poi: la testimonianza di Asthar, fuggita dallo Yemen in Italia per salvare suo figlio e l’epidemia di colera. All’origine dell’epidemia ci sono 4 anni e mezzo di uno dei conflitti più atroci della storia recente e la mancanza di accesso all’acqua pulita. Un’emergenza che, dopo aver colpito 22 su 23 governatorati nel Paese (con quasi 1 milione di contagi da inizio 2018 allo scorso settembre), si è fatta ancora più aspra negli ultimi mesi in alcune delle zone colpite dalla guerra, come il porto di Hodeida, dove i contagi sono aumentati del 60% rispetto ai mesi precedenti.
E i bombardamenti continuano. Nel Paese non cessano i bombardamenti dal cielo e gli scontri via terra, esplosi nel corso dell’estate anche nel sud del Paese, causando tra giugno e agosto il 54% di vittime civili (morti e feriti) con il 79% di abitazioni civili colpite (2). Solo dall’inizio dell’anno il bilancio è di oltre 700 civili uccisi e 1.600 feriti (3), che vanno ad aggiungersi alle oltre 17 mila registrate ufficialmente tra il 2015 e il 2018. Anche se alcune autorevoli stime parlano di decine di migliaia di vittime civili dall’inizio della crisi. Nel frattempo il conflitto resta aperto anche nella zona del porto di Hodeida, il principale del Paese, e ciò continua a rendere difficilissimo il flusso di aiuti. Da qui transitano il 70% del cibo, delle medicine e dei beni essenziali per la sopravvivenza del popolo yemenita.

Sono 14 miioni le persone sull’orlo della carestia. Numeri impietosi raccontano uno Yemen dunque allo stremo: 14 milioni di persone sono sull’orlo della carestia; 2 milioni di bambini e 1,4 milioni di donne in gravidanza soffrono di malnutrizione acuta; 24,1 milioni di persone su 30,5 dipendono dagli aiuti umanitari; i prezzi dei beni alimentari sono saliti in media del 47%. Per dare voce alla popolazione yemenita, per chiedere immediati aiuti, Oxfam lancia oggi la campagna #SOS YEMEN insieme a una petizione a cui tutti possono aderire per chiedere al Governo italiano e alla comunità internazionale il cambio di rotta che serve per salvare il paese prima che sia troppo tardi.
 
“Sono fuggita per curare mio figlio”. “Prima della guerra io e la mia famiglia stavamo bene – racconta Asthar Alrazehi, 41 enne yemenita, madre di tre figli, arrivata in Italia nel 2015 grazie a un corridoio umanitario – sono laureata in statistica e lavoravo nel settore pubblico. Poi d’un tratto tutto è cambiato. Mio figlio appena nato ha cominciato ad avere i primi sintomi di quello che poi ho scoperto essere una grave forma di diabete. Erano appena iniziati i bombardamenti e per le strade c’erano morti ovunque, uomini, donne bambini, si sentiva l’odore del sangue. Siamo passati da un ospedale all’altro ma senza riuscire a salvarlo dal coma in cui è caduto per due settimane, le più lunghe della mia vita. Per fortuna si è ripreso e poco dopo sono riuscita a portarlo in Italia, al Mayer di Firenze, dove ha potuto curarsi”.
 
Due persone su 3 non hanno accesso alla sanità. A causa del conflitto in Yemen oggi 2 persone su 3 non hanno accesso a all’assistenza sanitaria di base e solo la metà delle strutture sanitarie sono funzionanti. Il resto è stato distrutto o danneggiato gravemente dalla guerra. Una situazione disperata di cui i primi a fare le spese sono proprio donne e bambini, che oltre ad essere esposti a malattie come colera e difterite, rappresentano oltre il 76% degli sfollati interni arrivati al oltre 3,6 milioni dal marzo 2015. Allo stato attuale, 11 milioni di bambini hanno un disperato bisogno di aiuti, tra cui 4,1 milioni che non possono continuare a studiare, in un contesto in cui più di 2.500 scuole in tutto il paese sono state distrutte o devono essere utilizzate per ospitare famiglie di sfollati o per l’assistenza medica alle donne che devono partorire. Sono oltre 3 milioni le donne yemenite esposte al rischio di violenza di genere.
 
Un popolo stritolato da interessi economici di grandi potenze. Pochi aiuti e oltre 1 miliardo di armi italiane che hanno alimentato il conflitto, buona parte dell’export di armi rischia di rimanere fuori dallo stop votato in Parlamento: una petizione urgente al Governo italiano. “Mentre il popolo dello Yemen è sull’orlo del baratro, stritolato da un conflitto che continua ad essere alimentato dagli interessi economici delle grandi potenze mondiali, l’impegno italiano e della comunità internazionale è del tutto insufficiente – ha detto Paolo Pezzati, consigliere politico di Oxfam ed esperto in crisi umanitarie – l’Italia ha stanziato nel 2018 e nel 2019 appena 5 milioni di euro in aiuti, l’equivalente di quanto necessario ad una singola organizzazione umanitaria come Oxfam per due mesi di lavoro nel Paese. Allo stesso tempo, il piano di risposta delle Nazioni Unite per quest’anno è fermo al 52%”.

L’appello al governo italiano sulle armi esportate. “Allo stesso tempo però – ha aggiunto Pezzati – il Governo italiano tra il 2015 e il 2018 ha autorizzato export di armamenti italiani verso Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti – due dei principali paesi coinvolti nel conflitto – per 1 miliardo e 363 milioni di euro, consegnandone per un valore di 1 miliardo (4). Un dato che pone il nostro paese subito dietro USA. Regno Unito e Francia.  Ossia i principali esportatori verso le parti in conflitto. C’è però un altro dato particolarmente significativo da tener presente per l’Italia – ha aggiunto l’esponente di Oxfam – secondo gli ultimi dati disponibili, solo meno della metà delle licenze autorizzate dal Governo italiano tra il 2015 e il 2017 verso Arabia Saudita e Emirati Arabi ha riguardato bombe e missili, ossia quei sistemi d’arma di cui il Parlamento a giugno ha bloccato l’export. Insomma – ha concluso – un quadro di interessi economici in gioco ben chiaro, pensando che nel complesso gli stati membri dell’Unione Europea hanno autorizzato solo nel 2017 esportazioni di sistemi d’arma verso le sole Arabia Saudita ed Emirati Arabi per 22 miliardi di euro, un dato che nel 2016 si attestava oltre i 43 miliardi”.
 
 


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